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20 milioni di euro: la giustizia entra nell'era digitale
Il Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione Luigi Nicolais e il Ministro della Giustizia Clemente Mastella hanno firmato un protocollo d'intesa per la realizzazione di interventi di digitalizzazione, evoluzione e integrazione dei sistemi informativi dell'amministrazione della Giustizia. Lo scopo è realizzare un programma organico di collaborazione fra i due Ministri, con l'obiettivo di migliorare in maniera sostanziale l'efficienza del sistema della giustizia italiana, definito dai due Ministri un "grande ammalato da curare" perché, rimanendo alle loro parole, è da esso che "discendono la garanzia dei diritti dei cittadini e la competitività del Paese".
Il fattore chiave su cui intervenire è soprattutto il tempo, perché, affermano Nicolais e Mastella, se "un processo rapido non è necessariamente giusto, un processo che non arriva alla sentenza se non dopo molti anni di attesa e, spesso, di sofferenza di tutte le parti coinvolte, non è mai giusto". Per questo, partendo dal recente disegno di legge del Ministro Nicolais sulla semplificazione amministrativa - che insiste in particolar modo sulla necessità di definire tempi certi per la conclusione delle pratiche - e contando sul potere di velocizzazione e snellimento delle procedure che può derivare da un corretto uso delle nuove tecnologie, il protocollo si propone proprio di abbattere gli attuali tempi biblici della giustizia italiana. Un programma ambizioso e indubbiamente di lungo periodo, che si cercherà di cominciare ad attuare fin da subito con lo stanziamento immediato di 20 milioni di euro, ai quali, precisano i promotori del progetto, se ne potranno aggiungere altri con l'emanazione delle prossime leggi Finanziarie. Fondi che saranno utilizzati soprattutto per diffondere anche nel sistema giustizia alcune applicazioni già esistenti e codificate dalla normativa italiana, quali la firma digitale e la posta elettronica certificata, che se ben usate potrebbero permettere di ottenere risultati straordinari in termini di riduzione dei tempi e delle risorse finanziarie, così come, ragionando in prospettiva, di arrivare un domani alla realizzazione del "processo senza carta". Tutto ciò contando su un'altro concetto chiave dell'intero processo di riforma, quello di interoperabilità, col quale si fa riferimento alla possibilità, per tutti gli addetti ai lavori, di consultare e condividere la documentazione necessaria allo svolgimento dei procedimenti giudiziari, facendo uso delle nuove tecnologie digitali. L'interconnessione delle banche dati dei vari organismi giudiziari e delle diverse sedi, affermano gli estensori del protocollo, garantirà infatti comunicazioni in tempo reale, in piena sicurezza e nel rispetto della privacy, e costituisce il presupposto essenziale per dematerializzare e semplificare in modo radicale il sistema. Per fare alcuni esempi, la digitalizzazione degli atti e dei documenti permetterà agli avvocati di "consultare il calendario delle udienze e accedere ai fascicoli via web", così come, estendendo lo sguardo a tutti gli addetti ai lavori, cittadini compresi, di "semplificare notevolmente la gestione delle notifiche, garantire la pubblicità telematica per le aste giudiziarie, consentire l'erogazione diretta di certificati ai cittadini da parte del Giudice di Pace, costruire una banca dati per le adozioni nazionali e internazionali, e perfino ottenere un decreto ingiuntivo on line". Una vera e propria rivoluzione, che secondo le ultime ricerche, se accompagnata da adeguati processi di riorganizzazione del lavoro, potrebbe portare a un'immediata accelerazione dei processi di almeno il 20% e un recupero di efficienza nei servizi di circa il 40%. Traguardi che si cercherà di raggiungere, fin da subito, concentrandosi sulle 4 priorità indicate nel protocollo d'intesa: la giustizia civile, quella penale, l'informatica giuridica e la giustizia minorile. [19-01-2007]
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