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Equipollente, equivalente, assimilabile. Come districarsi?
05 aprile 2013 | Categoria: L'Associazione

 
Quando un titolo di studio è equipollente? Ed equivalente? Cosa si intende per assimilabile?
Un quesito posto da una lettrice della nostra news letter “comunicatori e comunicazione” ci permette di fare chiarezza, o come è nostra abitudine aprire un dibattito, sulla differente interpretazione dei termini negli atti amministrativi. Considerando che non è raro il caso in cui nei concorsi pubblici o nei bandi di reclutamento di professionisti negli Enti pubblici spesso non tutto è chiaramente comprensibile.

Partiamo dal significato etimologico delle parole.

1) Equipollente: dal tema aequus (eguale) e pollentem (da pollere=potere, avere efficacia); quindi, di eguale efficacia; il dizionario storico dell'Accademia della Crusca evidenzia che equipollenza è “lo stesso che equivalenza”, con il significato latino di compensatio o aequalitas (entrambi sostantivi femminili della terza declinazione, con il significato, il primo, di contrappeso o permutazione e il secondo di eguaglianza o simmetria).

2) Equivalente:
“che ha valore uguale”; ricordando che per equivalenza (da aeque=ugualmente e valère=valere) si intende “Esatta corrispondenza di valori” (fonte vocabolario Devoto-Oli).

3) Assimilabile:
dal lat. assimilàre=assimùlare, composto da ad+similis, cioè “far simile”, “considerare simile” o anche “rendere simile” (maggiormente utilizzato in linguistica, per indicare il processo per cui un suono si avvicina a un altro che precede o segue).

EQUIPOLLENZA
Nel linguaggio amministrativo, quando si parla di “titolo equipollente” si indica quello “equiparato, per tutti o per alcuni effetti giuridici, a un altro titolo”.

Come comportarsi, allora, quando si trova il termine nel bando di un concorso pubblico? Ci sembra ben centrata la definizione data dall'ufficio scolastico provinciale di Torino: “Equipollenza, ovvero riconoscimento utile per ogni evenienza”. L'ufficio diplomi ed equipollenze dello stesso ente evidenzia, però, che il “riconoscimento delle lauree o dei corsi universitari (…) avviene per competenza e con proprie modalità da parte delle Università degli studi”.

Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha pubblicato, in modo schematico, le equipollenze tra lauree del vecchio e del nuovo ordinamento. Quindi, per esempio, se in un bando di concorso viene chiesta una laurea in Scienze politiche o Sociologia, quella equipollente è Scienze della comunicazione; se invece è solo Scienze politiche, l'equipollente può essere Relazioni pubbliche (Decreto 21 dicembre 1998 - equipollenza della laurea in Scienze della comunicazione alla laurea in Scienze politiche e in Sociologia – http://gazzette.comune.jesi.an.it/24/4.htm).

C'è anche un decreto (Decreto Interministeriale 9 luglio 2009 - pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 7 ottobre 2009 n. 233 - http://attiministeriali.miur.it/anno-2009/luglio/di-09072009.aspx) che equipara, ai fini della partecipazione ai concorsi pubblici, i diplomi di laurea del vecchio ordinamento (pre DM 509 e DM 270) a quelle nuove.

Ad esempio, Relazioni pubbliche o Scienze della comunicazione vengono equiparate alla magistrale Scienze della comunicazione pubblica, d'impresa e pubblicità. Un elenco completo si trova nella tabella scaricabile da http://attiministeriali.miur.it/UserFiles/3160.pdf.

Inoltre, secondo l'interpretazione dell'Urp degli Urp, “alle Amministrazioni è lasciata la possibilità di individuare altre lauree ritenute compatibili con quelle tassativamente dichiarate equipollenti dal Ministero”.

Uno dei criteri, fra quelli identificabili in molte norme in materia, per  stabilire eventuali equipollenze è la sussistenza di un'equiparazione “per strutture, ordinamento, attività di studio e di ricerca e numero limitato di titoli annualmente rilasciati”.

E aggiungiamo: “(...) possono essere dichiarate ai soli fini dell'accesso a specifiche posizioni funzionali del pubblico impiego le equipollenze fra titoli accademici dello stesso livello afferenti a più classi”. (art. 4, comma 4 del Decreto 22 ottobre 2004, n.270; pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 12 novembre 2004 n.266).

EQUIVALENZA

Anche qui riteniamo che la descrizione data dall'Ufficio Scolastico Provinciale di Torino sia la più chiara: “Dichiarazione emessa esclusivamente per la partecipazione a un pubblico concorso ai sensi del Dl 30.3.2001, n.165 (art. 38 comma 3. Nei casi in cui non sia intervenuta una disciplina di livello comunitario, all'equiparazione dei titoli di studio e professionali si provvede con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato su proposta dei ministri competenti. Con eguale procedura si stabilisce l'equivalenza tra i titoli accademici e di servizio rilevanti ai fini dell'ammissione al concorso e della nomina). Il titolo riconosciuto ha valore unicamente per l’accesso al concorso cui si intende partecipare e la domanda deve essere presentata in relazione a quello specifico concorso.

L’ente responsabile per la valutazione dell’equivalenza del titolo estero è la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Funzione Pubblica - Ufficio P.P.A. – Servizio Reclutamento, Corso Vittorio Emanuele II, 116 - 00186 Roma; tel. 06.6899.7563/7453/7470; e-mail: servizioreclutamento@funzionepubblica.it.

ASSIMILABILE

Più difficile è la definizione di titolo di studio assimilabile, perché la norma dà ampia discrezionalità sia alle Amministrazioni sia alle Università, fissando dei paletti rispetto all'ordinamento, alle attività di studio, ai crediti, alle materia trattate. Per fare un esempio, l'Università di Salerno precisa che “Nel caso di insegnamenti non attivati presso il corso di Laurea in Scienze della comunicazione, si provvederà al riconoscimento di tali insegnamenti purché essi siano conformi o vicini ai gruppi disciplinari di base, caratterizzanti e affini (o ad essi in ogni caso assimilabili) propri della classe di afferenza del corso di laurea stesso”.

Quindi, per una corretta interpretazione può essere utile rifarsi direttamente al significato etimologico del termine: “considerare simile”.

Il regolamento “per l'individuazione dei titoli professionali del personale da utilizzare presso le Pubbliche Amministrazioni per le attività di informazione e di comunicazione e disciplina degli interventi formativi” (DPR 21/9/2001 n. 422, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 4 dicembre 2001, n. 282) contiene il concetto di “materie assimilate”, riferendosi ai dirigenti o ai funzionari. Le lauree devono avere perlomeno “indirizzi assimilabili” a Scienze della comunicazione o a Relazioni pubbliche. Se però una persona è laureata in discipline diverse, anche non assimilabili, può conseguire un “titolo di specializzazione o di perfezionamento post-laurea” o “altri titoli post-universitari rilasciati in comunicazione o relazioni pubbliche e materie assimilate”. Da chi? “Da università e istituti universitari pubblici e privati”. Oppure “master in comunicazione conseguito presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione e, se di durata almeno equivalente, presso il Formez, la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione Locale e altre scuole pubbliche nonché presso strutture private aventi i requisiti di cui all'allegato B al presente regolamento”. Fra queste, c'è anche l'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale (www.compubblica.it).

Dove rivolgersi:
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Dipartimento per la Funzione Pubblica
Ufficio P.P.A. – Servizio Reclutamento
Corso Vittorio Emanuele II n. 116 – 00186 Roma
email: servizioreclutamento@funzionepubblica.it
Tel. 06 6899.7563/453/470


Ministero Istruzione Università Ricerca Scientifica
(Per i titoli a carattere accademico/universitario)
Ufficio IX – Piazzale Kennedy, n. 20 - 00144 Roma
Tel. 06 97727.450

Claudio Trementozzi


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