Censis: 59° Rapporto sulla situazione sociale del Paese
Il rapporto Censis interpreta i più significativi fenomeni socio-economici del Paese nella fase di transizione che stiamo attraversando. Di seguito una breve sintesi del Rapporto Censis 2025 presentato lo scorso 5 dicembre presso il CNEL.
La società italiana ha rimodulato attese e desideri contingenti e ha contrastato sul piano economico e sociale il virus della crescita zero. Senza riforme o adeguamenti strutturali alle grandi trasformazioni in corso, attingendo al suo interno le risorse per respingere gli urti della realtà geopolitica e tecnologica, sta contrastando con serietà ogni forma di sconnessione dalla realtà.
La chiave di successo dei processi di crescita e di sviluppo del prossimo decennio sarà l'impegno nella pace: non solo modello di una nuova forma di progresso sociale in una pace sostenibile, giusta e duratura, ma anche schema di crescita economica e di coesione sociale.
La natura mista dei problemi e delle crisi (militari, finanziare, industriali, energetiche, sanitarie, religiose ed etniche) mette alle corde l'approccio europeo in favore di un nuovo decorso unilaterale e sovranista, più veloce nelle decisioni e più efficiente nella capacità di azione.
L'Unione europea, presa in contropiede dal mai consolidato percorso di condivisione politica e militare, non sembra ancora aver messo in campo con convinzione e determinazione quella capacità di influenza, di condizionamento, di innervamento della pace che pure la storia le attribuisce e intorno alla quale ha costruito il proprio spirito di progresso. Una capacità di stare nel mezzo: di non rappresentare la risposta concreta alle grandi sfide epocali (dall'intelligenza artificiale ai cambiamenti climatici), ma di modellare lentamente gli argini senza i miti delle facili alleanze, delle labili ideologie, dell'omologazione dei comportamenti e delle strutture sociali.
La maggior parte degli italiani, diventati ceto medio, annusando il declino, il rischio di declassamento o di rimozione delle opportunità di mobilità sociale verso l'alto, si è affidata all'auspicio che scelte politiche adeguate potessero essere in grado di restituire quel senso di sicurezza e di prospettiva economica che tanta parte ha avuto nella storia sociale ed economica del nostro Paese.
Nel sentimento collettivo e nel dibattito pubblico si rincorre lo slancio a contenere ogni singolo aspetto di fragilità: educativa, abitativa, digitale, alimentare, sanitaria, giudiziaria, solo per fare qualche esempio. Ma non si può non segnalare il rischio che l'ampio quadro di iniziative tese a contenere l'espansione delle disuguaglianze diventi una distorsione; che questo parlare di soldi finisca per intaccare alla radice il sistema, a meno di non porre rimedio l'affermarsi, in Europa e in Italia, di una gestione ibrida della politica, in grado di gestire la dimensione ibrida dello sviluppo, per comprendere e affrontare le tante diversità operanti nella realtà delle disuguaglianze.
È ingeneroso, tuttavia, attribuire solo alla decisione politica la responsabilità della presenza pubblica nello schema di gioco della promozione e regolazione della crescita economica e sociale. Accanto alla politica vivono meccanismi profondamente radicati nella società, che trova nei suoi processi storici stratificazione successive delle istanze individuali da interpretare e accompagnare, che integrano l'azione politica il faccia a faccia con il presente. Saper stare nel presente è tanto il compito della politica, quanto lo è del sociale vivo nel sistema dell'informazione, nella rappresentanza degli interessi di lavoratori e imprese, nel sistema della formazione intermedia e universitaria, negli istituti di ricerca. L'impegno a stare nel presente è un fatto politico, ma l'assunzione di serietà e responsabilità collettiva è un fatto di tutti e per tutti.
Fonte: www.censis.it

