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Censis: 59° Rapporto sulla situazione sociale del Paese - Comunicazione e media

08 gen 2026

La rilevazione dei consumi mediatici degli italiani nell'ultimo anno conferma l'inarrestabile successo dei nuovi media. Il 90,1% degli italiani utilizza internet, l'89,3% lo smartphone, l'86,1% i social network. La televisione è sempre la regina dei media con il 94,1% di utenti e la radio si attesta al 79,1%. Invece resta critica la situazione dei media a stampa, a cominciare dai quotidiani cartacei venduti in edicola, che nel 2024 hanno toccato il minimo storico con il 21,7% di lettori: -45,3% dal 2007. Si registra ancora una limatura dei lettori dei settimanali (-2,2% rispetto al 2023) che arrivano a 18,2%, mentre i mensili sono stabili (16,9%). Gli utenti dei quotidiani online sono il 30,5% degli italiani e salgono al 61,0% quanti utilizzano i siti web d'informazione.
Gli italiani che leggono libri cartacei scendono del 5,6% in un anno e arrivano a quota 40,2%. I lettori di e-book sono fermi a 13,4%. Un dato particolarmente significativo riguarda il consolidamento delle piattaforme online centrate sull'immagine, che si tratti di contenuti fotografici o di video. Instagram (78,1%), YouTube (77,6%) e TikTok (64,2%) rappresentano i tre poli principali di questo ecosistema. Facebook è utilizzato dal 66,3% della popolazione complessiva, ma tra i giovani registra una presenza più ridotta (55,2%). Invece WhatsApp è usato dall'87,4% e Telegram dal 42,9% della popolazione giovanile.
 

Nel 2025 il 46,1% degli italiani tra i 16 e i 64 anni trascorre mediamente più di 4 ore al giorno utilizzando dispositivi digitali per ragioni non lavorative. L'intensità di utilizzo è maggiore tra i più giovani: hanno trascorso in media più di 4 ore al giorno con in mano uno smartphone il 64,5% degli adolescenti tra 16 e 17 anni e più della metà delle persone tra 18 e 34 anni. Ha trascorso più di 7 ore al giorno a contatto con un dispositivo digitale l'11,3% dei 18-34enni e più di 9 ore l'8,5% dei 35-49enni. Assumendo una media di 8 ore di sonno al giorno, ciò significa che il 20% delle persone nel pieno della loro maturità trascorre all'incirca la metà del proprio tempo di veglia nello spazio senza luogo del digitale. Non a caso, il 77,6% degli italiani ritiene che i media digitali siano pensati appositamente per ridurre i tempi di attenzione e creare forme di dipendenza. Infatti, il 63% degli italiani si sente molto o abbastanza dipendente dalle tecnologie digitali (il dato sale al 71% tra i giovani di 16-17 anni). Non sorprende perciò che il 65,6% degli italiani adesso senta spesso l'esigenza di disconnettersi.


Con l'aumento costante delle persone che si informano online, i deepfake (contenuti audiovisivi generati con l'Intelligenza artificiale) assumono un ruolo sempre più centrale: innovazione per l'intrattenimento, ma anche minaccia per la qualità dell'informazione. Il 60,5% degli italiani dichiara di averne visto almeno uno, soprattutto contenuti di intrattenimento artefatti (27,5%), contenuti informativi manipolati (15%) e truffe digitali (11,3%). Secondo gli italiani, i principali motivi per cui si crede ai deepfake sono l'eccessiva fiducia riposta nelle fonti online (35,6%), l'alta qualità dei deepfake (28,0%), la mancanza di competenze per distinguere il vero dal falso (27,8%), la distrazione durante la fruizione dei contenuti online (19,6%), la conferma di convinzioni personali pregresse (18,4%). Di conseguenza, il 44,9% ora si fida meno dei contenuti online, il 17,2% teme che le proprie immagini condivise sui social network possano essere utilizzate per realizzare deepfake, il 16,5% diffida dell'informazione proposta online, il 13,6% ha completamente smesso di leggere notizie sui social. Resta il 7,6% che non concepisce i deepfake come una minaccia.


Il 71,2% degli italiani afferma di non aver mai seguito i macro-influencer, mentre il 21,4% continua a seguirli ancora oggi. I giovani tendono a seguirli meno (12,9%) o prestano maggiore attenzione alla qualità dei loro contenuti rispetto al passato (10,0%). Il 6,6% preferisce seguire figure che trattano temi specifici, mentre il 4,8% manifesta una preferenza per i micro-influencer. È invece l'81,9% degli over 65 a dichiarare di non aver mai seguito i macro-influencer, a fronte del 51,4% dei giovani. Cambia anche il modo di interpretare il ruolo degli influencer: il 34,3% degli italiani (con una prevalenza tra gli over 65: 44,1%) dichiara che i macro-influencer sono stati divi per un breve periodo, ma che oggi la loro capacità di influenza sta diminuendo. Il 25,8% ritiene invece che siano i divi di oggi e che lo resteranno per molto tempo. Il 16,6% li considera figure carismatiche. La scelta di seguire invece creator con un minore seguito (i micro-influencer) è dettata dalla volontà degli utenti di vivere un'esperienza più autentica e spontanea: vale per il 23,2% degli italiani.

 

Il telegiornale resta il mezzo più seguito dagli italiani per informarsi, con un'utenza complessiva del 47,7% della popolazione, ma alle sue spalle si collocano Facebook (36,4%), i motori di ricerca online (23,3%), le tv all news (18,9%) e i siti web d'informazione (17,2%). Seguono poi le piattaforme social più conosciute, come Instagram, consultato dal 16,7% degli utenti, YouTube (15,5%) e TikTok (14,4%). Tra i giovani le nuove fonti d'informazione superano nettamente i tg, visto che tra loro l'utenza scende dal 42,3% del 2021 al 22,5% del 2024. YouTube invece si attesta al 22,8% di utenza e i motori di ricerca su internet al 24,1%.

 

Fonte: www.censis.it

 

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